Perché il vetro ci affascina, ci strega e non finisce mai di stupirci?
Com'è che sembra avere in se qualcosa di magico?

Un'amica mi ha suggerito una risposta: è magico perché come pochi materiali partecipa dei quattro elementi fondamentali:
il fuoco che lo crea, il vento (il soffio) che gli dà forma, l'acqua nella quale si tempera e la terra, perché il vetro - in fondo - altro non è che sabbia.
Le materie prime che costituiscono il vetro sono infatti la silice, contenuta nella sabbia, variamente combinata con calce e alcali come la soda e il potassio e talvolta con metalli (come il ferro o il piombo, quest'ultimo introdotto a partire dal XVII secolo).

Come molte scoperte tecnologiche probabilmente il vetro non ebbe un inventore anche se ancor oggi ci commuove la leggenda che narra come alcuni pastori fenici, col loro povero gregge, trovarono una radura dove trascorrere la notte ed accesero un fuoco.
" Quella notte era particolarmente fredda e ventosa, così per scaldarsi, rischiarare la notte e soprattutto nel generoso tentativo di segnalare la loro presenza ad altri pastori erranti e dar loro riparo, essi accesero, un grande fuoco che alimentarono per tutta la notte. Il fuoco fu avvistato da altri pastori che accorsero in quel luogo per scaldarsi: così furono in molti quella notte ad usufruire del grande fuoco. Il mattino seguente i vari pastori stavano per riprendere il loro usuale cammino quando tra la ceneri notarono una sostanza che si faceva via più dura e lucente: avevano scoperto il vetro: esso altro non era che un dono degli dei per premiare l'altruismo, l'accoglienza e la condivisione.".

I primi impasti vetrosi comparvero attorno al III millennio a.c. in Egitto e in Mesopotamia, zone ricche di sabbia silicea, componente principale del vetro.

Le più antiche tecniche di lavorazione del vetro permettevano soltanto la produzione d'oggetti di ridotte dimensioni, per lo più destinati ad usi rituali o a scopo ornamentale.
I primi vasi furono realizzati verso il 1500 a.C. e le tecniche più diffuse erano quelle del vetro fuso attorno ad un'anima di sabbia, del taglio a freddo e della levigatura con ruota.

Successivamente in Siria, in Egitto ed infine a Roma si sviluppò la tecnica della soffiatura che permise un notevole sviluppo commerciale della l avorazione del vetro.
Agli inizi del x secolo nelle vetrerie Veneziane e più tardi nelle vetrerie dell'isola di Murano la lavorazione del vetro raggiunse una produzione più sistematica e qualitativa assumendo caratteri artistici veri e propri.
Venezia, infatti fu uno dei pochi, se non l'unico, centro vetrario che costituì un elemento di continuità e di qualità tra il vetro del mondo romano e i giorni nostri.

Recenti scavi archeologici e successivi studi di un'officina vetraria del VII secolo d.C., venuti alla luce nell'isola di Torcello, hanno dato forza alle ipotesi che artigiani "romanici", gia operanti ad Altinio e ad Aquileia, si siano trasferiti in laguna dando il via alla produzione di vetri cavi per uso domestico e di tessere musive per le cattedrali che venivano costruite a Torcello, Burano e Murano.

Nel corso del XIII secolo l'attività vetraria appare già solida e diffusa, con molti artigiani riuniti nell' Arte dei Fiolari, strettamente controllata dal governo della Serenissima, gelosa dei propri artigiani e dei loro segreti.

I vetrai non potevano lasciare la città e lo Stato Veneto senza permesso e chi lo faceva era considerato traditore. Anche per compensare quest'odiosa costrizione, fu stabilito che, in deroga alla consuetudine, divenuta legge, un patrizio che sposasse la figlia di un vetraio, manteneva e trasmetteva ai discendenti i privilegi dell'aristocrazia. Al fine di prevenire devastanti incendi dovuti alla presenza di fornaci, nel 1291, il Maggior Consiglio relegò le fornaci a Murano, consentendo che rimanessero in città solo i piccoli forni dove venivano prodotti i "verixelli", gemme colorate ad imitazione delle pietre dure. Già in questo secolo i vetri veneziani cominciano ad essere esportati nei paesi di area germanica.

Nel XIV lavorano a Venezia vetrai provenienti dalla Val d'Elsa e da Pisa, i quali introducono forme e stili toscani, mentre dalla Germania proviene un artigianato che iniziò la lavorazione degli specchi. Oltre alla produzione di tessere musive, grazie all'apporto di maestranze francesi, vengono prodotti vetri pere vetrate, mentre al 1317 risalgono i primi occhiali conosciuti.




- A. Dorigato, Il Museo vetrario di Murano, Milano 1986.
- D. Klein, W. Lloyd, Storia del vetro, edizione a cura di A. Dorigato, Novara 1984.
- A. Larese, E. Zerbunati, Vetri antichi di raccolte concordiesi e polesane, Fiesso d'Artico 1998. Le tecniche artistiche, Milano 1978
- G. Mariacher, Il vetro soffiato da Roma antica a Venezia, Milano 1960.
- Mille anni di arte del vetro a Venezia, Venezia 1982.
- A. Raccanelli, Tecnologia dei materiali e chimica applicata, Padova 1991.
- G. Zampieri, Vetri antichi del Museo Civico Archeologico di Padova, Fiesso d'Artico 1998
- www.mestieriarte.it